Bernard-Henry LÚvy

Brano tratto da "L'Ideologia Francese", traduzione di S. Contardi e A. Zanon, Spirali, 1981


Abito in uno strano paese di cui si sa ben poco, cinto com'Ú da un'alta cortina di brume e di favole e miraggi. Ci sto come ci stiamo tutti, irreali vagabondi, inverosimili girovaghi nel nostro deambulare alla cieca dentro una memoria devastata, disseminata di oscuritÓ e di lidi misteriosi di silenzio.
Io parlo, beninteso, e tutti parlano ai quattro venti ma in una lingua opaca che Ŕ legno o pietra, una lingua uscita da bocche chiuse e da menti assorte che paiono occupate a tessere veli fitti di rumore e sonore illusioni. Questa lingua velata Ŕ la lingua della nostra Cultura. Questa memoria a brandelli Ŕ la memoria della nostra Storia. E questo paese strano, remoto, di cui poco si sa, ultimo angolo di esotismo, avvolto nelle brume Ŕ, in una parola sola, la Francia.
Che cosa sappiamo della Francia? Che cosa ci Ŕ stato raccontato dalle alte sfere dentro cui si tessono le sue gloriose canzoni di gesta? Che cosa Ŕ stato detto a me, nato tardi in questo secolo, all'indomani degli eccidi in cui la Francia rischi˛ di essere spazzata via? Mi Ŕ stato detto che da quei massacri, da quelle inaudite tempeste Ŕ uscita innocente e senza macchia. Mi Ŕ stato pazientemente insegnato che noi francesi fummo concepiti immacolati e miracolosamente immuni dai grandi deliri di barbarie che insanguinarono quell'epoca. Ci Ŕ stato offerto, in un clima di esultanza e di favole incantatrici, il paese dell'opulenza che avrebbe sparso nel mondo l'incenso della "FelicitÓ" della "LibertÓ", dei "Diritti dell'Uomo". Il fascismo? Berlino. Lo stalinismo? Mosca. La tortura, il razzismo? Altrove, sempre altrove. PerchÚ qui, ci veniva detto, siamo tutti figli dei Lumi, siamo il prodotto di una storia favolosa, siamo un popolo di comunardi, di dreyfusardi, di partigiani, lusinghieri araldi nel campo dell'onore.
Ma oggi capita che io sia stanco di vivere in un sogno come un allegro schizofrenico o un imbecille soddisfatto in una Francia immaginaria nella quale non mi riconosco.......E' ora di finirla. Bisogna far tacere lo stridulo ritornello. E' tempo ormai di guardare la Francia in faccia.