Elias Canetti (1905-

Brano tratto da "La provincia dell'uomo", Traduzione di Fulvio Jesi, Adelphi, 1993


La cosa più stupida sono le rimostranze: c'è sempre qualcuno verso il quale nutrire rancore. Capita sempre che l'uno o l'altro ci abbia offeso. Capita sempre che l'uno o l'altro ci abbia fatto un torto. Cosa gli è saltato in mente, che vuol dire questo e stavolta non la passerà liscia. Questa piccineria sciocca continua a frullarci in testa; piccineria perché riguarda soltanto noi stessi, e anzi solo una minima parte della nostra persona, i suoi confini sempre artificiosi.
Di tali rimostranze la vita si riempie come se fossero prove di saggezza. Invadono tutto come cimici, si moltiplicano più in fretta dei pidocchi. Si va a dormire con loro, ci si sveglia con loro; la "vita di relazione" degli uomini non consiste d'altro.