Fedor Dostoevskij (1821-1881)

Brano tratto da "Il giocatore"(Igrok), traduzione di Alfredo Polledro, Mondadori, 1983


Ma io, per non so quale strano capriccio, avendo notato che il rosso era uscito sette volte di seguito, di proposito mi ci attaccai. Sono persuaso che qui per metà si trattava di amor proprio; avevo voglia di stupire gli spettatori arrischiando pazzamente, ma, oh strana sensazione! ricordo distintamente che a un tratto, in realtà, senza alcuna provocazione dell'amor proprio, m'invase una terribile sete di rischio. Forse, passando attraverso tante sensazioni, l'anima non se ne sazia, ma né solo irritata e chiede altre sensazioni, sempre più forti, fino allo spossamento definitivo. E, davvero, non mentisco, se il regolamento del giuoco permettesse di puntare cinquantamila fiorini in una volta, li avrei puntati di sicuro. Intorno si gridava che era una follia, ma che il rosso usciva per la quattordicesima volta!
<<Monsieur a gagné déjà cent mille fiorins>> risonò accanto a me una voce.
Io di colpo tornai in me. Come? Avevo vinto quella sera centomila fiorini! A che scopo mi occorreva di più? Mi gettai sui biglietti, li cacciai in tasca, senza contare, rastrellai tutto il mio oro, tutti i rotoli, e corsi fuori dal casino. Intorno tutti ridevano....