John Milton (1608-1674)

Brano tratto da "Paradiso Perduto", traduzione di Roberto Sanesi, Mondadori, 1984


Ma guarda:
il Vincitore irato ha richiamato alle porte del cielo i suoi ministri della vendetta e dell'inseguimento;
quella sulfurea grandine scagliataci addosso in tempesta si é ora placata, quella marea rovente che ci accolse dal precipizio del cielo cadendo, e il tuono alato di rossi fulmini e furia impetuosa
ha forse attutito i suoi strali, ha smesso di mugghiare nel vasto abisso privo di confini. Non lasciamoci
sfuggire l'occasione che il nostro Nemico ci offre, per suo disprezzo o per furia saziata. Vedi laggił quella pianura arida, abbandonata e selvaggia, quel luogo desolato vuoto di luce dove é solo un pallido tetro bagliore gettato da livide fiamme?
Allontaniamoci dunque da questo ribollire di acque di fuoco e riposiamoci lą, se lą vi potrą essere porto di quiete, e raduniamo gli eserciti afflitti, ragioniamo su come sia possibile
portare altra offesa al Nemico, e rimediare alle perdite per superare l'atroce sventura, e che nuove energie trarre dalla speranza, o dalla forza della disperazione.