Stendhal (1783 - 1842)

Brano tratto da "Il rosso e il nero", traduzione di M.Lavagetto, Garzanti, 1983


Questo stato d'animo si fece più intenso mentre il giovane osservava la casa del direttore del ricovero. Gliela fecero visitare per intero. Tutto era splendido e nuovo, e di ogni mobile gli veniva detto il prezzo. Ma Julien vi trovava qualcosa di ignobile, che puzzava di soldi rubati. Tutti, perfino i domestici, avevano l'aria di assumere un contegno per difendersi dall'eventuale disprezzo.
L'esattore delle tasse, l'uomo delle imposte indirette, l'ufficiale della gendarmeria e altri due o tre funzionari pubblici arrivarono con le mogli. Poi vennero alcuni ricchi liberali. Il pranzo fu annunciato.
Julien, già molto mal disposto, pensò che, oltre il muro della sala da pranzo, c'erano dei poveri detenuti, e che forse Valenod aveva fatto la tara alla loro porzione di carne per procurarsi tutto quel lusso di cattivo gusto, con cui pretendeva stordirlo.
<<Forse in questo momento hanno fame,>> pensò Julien; Avvertì un nodo alla gola e gli fu impossibile mangiare, e quasi anche parlare. Fu molto peggio un quarto d'ora dopo. Si sentivano di tanto in tanto gli accenti di una canzone popolare e , a dire il vero, un po' triviale, cantata da uno dei detenuti. Valenod diede un'occhiata ad un domestico in alta uniforme: questi scomparve, e poco dopo non si sentì più cantare. Proprio allora un cameriere offriva a Julien un bicchiere verde che conteneva vino del Reno: la signora Valenod si affrettò a fargli notare che quel vino, preso sul posto, costava nove franchi la bottiglia. Julien, col bicchiere verde in mano, disse a Valenod: <<Non cantano più quella canzonaccia.>>
<<Perdiana, lo credo bene!<< rispose il direttore, trionfalmente. <<Ho fatto imporre silenzio a quei pezzenti.>>
Questa parola fu troppo forte per Julien: egli aveva, si, il contegno, ma non ancora il cuore richiesto dalla sua condizione sociale. Nonostante tutta la sua ipocrisia, così spesso esercitata, sentì che una grossa lacrima gli scivolava sulla guancia. Cercò di nasconderla dietro il bicchiere verde, ma fu assolutamente impossibile fare onore al vino del Reno. <<Vietargli di cantare!>> pensava. <<Dio mio, come puoi sopportare una cosa simile!>>
Per fortuna nessuno si accorse della sua commozione fuori luogo. L'esattore aveva intonato una canzone monarchica. In mezzo al chiasso del ritornello cantato in coro, la coscienza di Julien andava ripetendosi:<< Eccola qui, dunque, la sozza fortuna che riuscirai a raggiungere: e non potrai mai goderne che a queste condizioni, e in questa compagnia! Forse otterrai un posto da ventimila franchi, ma ingozzandoti di cibo dovrai impedire a un povero prigioniero la gioia di cantare; inviterai gente alla tua mensa coi soldi che avrai rubato sul costo della sua miserabile razione, e durante la tua cena egli soffrirà più del solito. O Napoleone! Com'era dolce, ai tuoi tempi, raggiungere la fortuna attraverso i pericoli di una battaglia! Mentre ora bisogna accrescere vilmente le sofferenze dei disgraziati!...>>>