Victor Hugo (1802 - 1885)

Brano tratto da "I miserabili", traduzione di L.Saraz, Garzanti, 1993


Stava per ritirasi quando il suo sguardo incontrò il caminetto; uno di quei grandi camini da albergo dove c'é sempre un fuoco piccolissimo, quando c'é, e che sono così freddi a vedersi. In quello non c'era fuoco, non c'era neppure cenere; ma ciò che c'era attirò l'attenzione del viaggiatore. Erano due scarpine da bambina, di forme civettuole e di grandezza diseguale: il viaggiatore si sovvenne della graziosa e immemorabile usanza dei bambini, che depongono la scarpa nel camino il giorno di Natale affinché vi attenda nelle tenebre qualche rutilante dono della loro buona fata. Eponine e Azelma non avevano mancato di rispettare la tradizione, mettendo una scarpina ciascuna nel camino.
Il viaggiatore si chinò. La fata, ossia la madre, aveva già compiuto la sua visita, e si vedeva luccicare in entrambe le scarpe una bella moneta da dieci soldi nuova di zecca.
L'uomo si risollevò e stava per andarsene, quando scorse in fondo, in disparte, nell'angolo più buio dell'atrio, un altro oggetto.
Guardò e riconobbe uno zoccolo, un brutto zoccolo del legno più grossolano, rotto e tutto coperto di cenere e di fango secco. Era lo zoccolo di Cosette. Cosette, con quella toccante fiducia dei bambini che può essere sempre ingannata senza mai scoraggiarsi, aveva messo anche lei il suo zoccolo nel camino.
E' cosa sublime e dolce la speranza in una bambina che non ha mai conosciuto altro che la disperazione. Non c'era niente in quello zoccolo. Il forestiero frugò nel panciotto, si curvò e mise nello zoccolo di Cosette un luigi d'oro. poi riguadagnò la stanza a passi di lupo.