Jean Paul Sartre (1905-1980)

Brano tratto da "La Nausea", traduzione di B.Fonzi, Mondadori, 1980


Non mi dice che una sola parola: <<Mi sopravvivo.>>
L'accento non corrisponde affatto al viso. Non è tragico, è orribile....; esprime una disperazione secca, senza lacrime, senza pietà. Sì, c'é in lei qualcosa di irrimediabilmente disseccato.
La maschera cade, lei sorride. <<Non sono affatto triste, Me ne sono meravigliata spesso, ma avevo torto:perché dovrei essere triste? In altri tempi sono stata capace di bellissime passioni. Ho odiato appassionatamente mia madre. E d'altra parte, a te>> dice in tono di sfida <<t'ho appassionatamente amato.>>
Aspetta una replica. Non dico niente.
<<Tutto questo, beninteso è finito.>>
<<Come puoi saperlo?>>
<<Lo so. So che non incontrerò mai più niente né nessuno che ispiri la mia passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un'impresa. Bisogna avere un'energia, una generosità, un accecamento.... C'é perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più.>>
<<Perché?>>
Lei mi getta uno sguardo ironico e non risponde